L’inverno
scorso sono andato in ferie nelle Filippine; volevo provare a fare le
immersioni e a Boracay dove mi avevano detto che mi sarei trovato
bene; dicevano che era un paradiso splendido e tutto il resto. Il
fatto sta che per andare Boracay dovevo passare per Manila. Pensavo
di stare una sola notte e di ripartire, ma, dopo aver conosciuto
Angela e David, al diavolo le spiagge e le immersioni; mi sono
trovato a fare cosine bellissime e dolcissime senza dover uscire di
stanza. Ho preso una camera al City State Tower Hotel, una stanza
senza finestre. Non ero particolarmente contento della camera. In
ogni caso pensavo di passarci una sola notte e di adattarmi. Il Grill
Pub Munchen e’ proprio di fronte all’hotel; cucina tedesca,
strano – pensavo - in ogni modo avevo fame e mi sono fermato a
mangiare una cotoletta panata con le Bratkartoffeln. Si mangiava
proprio bene e da allora ci sono tornato praticamente tutte le sere.
La saletta e’ piccola, ci sono due tavoli da quattro posti, uno a
destra e uno a sinistra, appena si entra. Poi altri due tavolini da
due, entrambi sul lato destro della sala, di fronte al banco bar. Io
mi sono seduto da solo in uno dei due tavoli per quattro, l’unico
libero, quello sulla destra. Ero stanco morto, appena seduto mi resi
conto che ero distrutto. Ho ordinato un rum e coca cola, appena me
l’hanno servito l’ho bevuto tutto d’un fiato e ne ho ordinato
subito un altro. Il rum e’ prodotto nelle Filippine, e’ buono e
non costa caro, si ricava dalla fermentazione della melassa della
canna da zucchero. Dopo il secondo cominciavo a stare meglio, mi
sentivo meno stanco e più rilassato; agli altri tavoli la gente
mangiava in tranquillità e tutto andava alla perfezione. Sennonché
deve sempre venire qualche guastafeste rompicazzo a invadermi il
territorio; che cazzo mi frega se ho un tavolo per quattro e sono da
solo? Sono capace di mangiare e di spendere per quattro persone se mi
ci metto e poi era l’unico tavolo libero e a me piace stare comodo.
Quando non trovo posto io che faccio? Vado da un’altra parte;
oppure aspetto, ma mica mi metto al tavolo con altra gente. Invece
loro due stronzi sono venuti sfacciati a chiedermi se potevano
sedersi al mio tavolo, che dovevo dire? Ho detto si, anche se avrei
preferito che se ne fossero andati. Nel frattempo che i due si
accomodavano e ordinavano da mangiare io mi ero già fatto fuori il
quarto bicchiere di Rum e coca cola, e, ovviamente, avevo gia’
ordinato anche il quinto. Loro due di fronte a me, tranquilli, come
se io nemmeno esistessi, e io li guardavo come a dire: “ma non
stareste meglio per conto vostro a tubare in un tavolino per due?”
Lui alto, relativamente magro e pelato, poteva somigliare a Gary
Cooper; pero’, visto che era completamente calvo, gli dicevano che
somigliava a Yul Brinner. Lei era proprio carina, alta, con la fronte
ampia e lunghissimi capelli neri. Il Rum cominciava a fare un po’
effetto nel sangue e ho preso a rilassarmi fino a che non abbiamo
proprio iniziato a chiacchierare come vecchi amici. Lei diventava
sempre più Bona e lui sempre piu’ simpatico. Me la sarei scopata
li, sul tavolo, mentre gli altri incuranti continuavano a mangiare;
invece mi toccava stare a sentire le battute cretine di David, che
era anche simpatico con quell’accento argentino, ma in fondo in
fondo era un poco stupidino. Lei invece era brillante, bellissima e
persino spiritosa. Come me la sarei presa, come me la volevo
prendere: “scusa David, fa il favore, aspettaci qui che andiamo un
momento fuori a comprare le sigarette”….usciamo e non torniamo
più. Andiamo via, scappiamo assieme per sempre. Fantasticavo in
attesa che mi portassero la benedetta cotoletta e loro avevano gia’
iniziato a mangiare. D’un tratto mi sento fare il piedino. Non
potevo crederci, lei mi faceva il piedino? No, sono fantasie; e
faccio finta di niente. Poi mi ricapita, e stavolta con insistenza.
L’ho guardata con decisione ma lei non mostrava nessun segno di
complicità. D’un tratto mi sono sentito dei fortissimi crampi ai
lati dello stomaco, forti e bollenti, e nello stesso tempo mi si
gonfiava l’uccello quasi a scoppiarmi nei jeans nemmeno tanto
attillati. Non potevo crederci, anziché incavolarmi e andarmene di
corsa mi stavo turbando ed eccitando come un ragazzetto che fa le sue
scoperte con gli amici. Era lui che mi faceva il piedino. Sara’ uno
scherzo, pensavo, ma non sono più riuscito a mangiare niente, le
gambe erano ingessate e non potevo muovermi. Mi sono turbato fino al
punto che non ho più parlato; abbiamo pagato il conto in silenzio e
ci siamo infilati nell’hotel; David ha chiamato l’ascensore e
siamo entrati. Lei ha cominciato a baciarlo in modo vistoso ed
esagerato, stringendolo forte e dandomi le spalle, ancora come se io
non fossi esistito in quel ascensore; proprio mentre lei se lo
pomiciava in modo sempre più appassionato e libidinoso lui me l’ha
spinta contro. Il suo sedere tondissimo e rosso di slippini rossi,
avvolto in minigonna di jeans, arrivava più sopra rispetto
all’altezza del mio cazzo e mi spingeva la pancia sculettando in
cerca di ostacoli duri. Non ci arrivavo ad appoggiarglielo come
voleva, ma lui me la spingeva contro e lei continuava a muovermi il
culo addosso; l’ascensore doveva arrivare solo al settimo piano ma
non arrivava mai. Mi sentivo il fuoco scoppiarmi fuori dai pantaloni
e mi sono accovacciato sotto il di lei e ho iniziato a leccare tutto
quello che cera, lo slip rosso, i nerissimi peli della fica che
sconfinavano dall’elastico rosso, la fica, il culo, tutto; l’ho
lavata completamente. L’ascensore e’ arrivato e siamo volati in
quella camera senza finestre. David si e’ infilato nel bagno a fare
una doccia; io sono rimasto solo con la megafiga, mi sono buttato a
letto con lei e mentre le mordevo i capezzoli le ho infilato il cazzo
dentro; lentamente ma tempestivamente, prima che cominciasse a
lamentare che non avevo il preservativo. Lei se ne e’ venuta la
prima volta quasi subito, e era gia’ stata li li per venire in
ascensore mentre la leccavo da sotto la gonna quasi seduto sul
pavimento. Poi mi e’ salita sopra e l’altro suo amico usciva nudo
dal bagno con il cazzo duro puntato verso di noi come un’arma. Lei
mi montava, prendendosi tutto il dentro da sopra di me; scivolava in
avanti e di lato, poi dietro e dall’altro lato. Lui da dietro
iniziava a baciarle la schiena e a quel punto la sua presenza non mi
dava proprio nessun fastidio, al contrario. La cosa incredibile e’
che, dopo averla baciata e leccata dal collo alla schiena, la sua
lingua era giunta a leccare anche le labbra aperte della sua vulga
che si prendeva il mio cazzo; David aveva una lingua lunga come un
serpente, e continuava il suo percorso fino alle mie palle, e le
leccava in un modo che quasi ero li per riempirle la figa di sborra e
farla saltare come davanti ad un idrante di sperma. Poi David ha
preso a incularla e da quel momento l’abbraccio era un vero e
proprio abbraccio a tre. Io ero esaltato mentre guardavo la faccia di
lei; lei godeva e mi guardava, come se fossi l’unico responsabile
di quello che le stava capitando; lui godeva e mi guardava con occhi
socchiusi; gli ho stretto i capezzoli e ho tirato la sua schiena
sudata verso di me. Erano tutti e due sopra di me, lei che mi
succhiava il cazzo con la figa e lui che la inculava toccandomi le
palle e le gambe; io che gli ripassavo tutta la schiena sudata con un
abbraccio che li chiudeva entrambi, mi eccitavo guardando le loro
facce morbose e libidinose. Siamo venuti tutti e tre assieme, senza
tirar fuori i piselli dal corpo impalato di quella bellissima
indigena con la fronte ampia. Poi siamo rimasti fermi, lei riempita
in ogni buco e noi ad aspettare il prossimo giro. Dopo dieci minuti
abbiamo ricominciato, e lo sperma di entrambi colava fuori da tutti i
suoi orifizi, facendoci scivolare su una viscida combinazione di
peli, palle, sborra e secrezioni vaginali. Una vacanza bellissima,
indimenticabile. Non ho mai più fatto il corso sub per le
immersioni; e chi se ne frega delle immersioni chi se ne sbatte dei
coralli e dei delfini. Il paradiso possiamo averlo dentro di noi o
dentro i nostri compagni di letto. Si può toccare il cielo persino
in una stanza senza finestre..